IL CANTO SUL FIATO ossia RESPIRO, DUNQUE CANTO! |
Lunedì 30 Agosto 2010 17:12 |
Il cantante è uno strumento a fiato. Se non vi fosse il fiato a sostegno di ogni suono diventeremmo tutti cianotici e i suoni emessi sarebbero simili a quelli d’un vaporetto sgangherato. Sembrerà incredibile ma, dalla mia esperienza, ho rilevato che la maggior parte dei maestri di canto non spiega esattamente come si respira oppure fornisce una serie infinita di dati tra loro spesso contrastanti. Perché? E’ un vero mistero a cui non riesco a dare una spiegazione , ma solo supposizioni.
"Dalla fredda indifferenza che in moltissimi Vocalisti scorgesi per la Professione si conghiettura, che aspettino la Musica supplice in atto implorando la grazia d’essere benignamente accettata dalla loro generosa bontà come umilissima, e obbligatissima serva. Intanto i vari manuali e i saggi della cosiddetta Scuola antica (dai trattati del Tosi e del Mancini, per intenderci, si parla di circa due secoli e mezzo fa) hanno la singolare e precipua caratteristica di essere involuti, complicati da una scrittura pomposa, spesso indecifrabile.Ne sia prova la pur breve citazione in blu che ho riportato sopra! Inoltre non si soffermano a lungo sulla questione del corretto meccanismo respiratorio, quasi l'argomento non avesse importanza.Bisogna poi considerare che nel Canto si procede sempre in modo empirico, quindi ogni cantante ha delle sensazioni” fisiche emettendo un suono che magari non corrispondono al meccanismo effettivo della sua respirazione. Mi è capitato spessissimo di ascoltare grandi artisti incapaci di spiegare come respirassero ; mi è capitato altresì di leggere teorie completamente differenti e addirittura opposte tra loro. Di solito il frasario “respiratorio” recita questi immancabili versetti:
Siamo già al Codice per iniziati, roba da terrorizzare anche il più audace tra i volenterosi. Vi sono naturalmente delle verità in questi precetti e alcuni luoghi comuni: il diaframma, cioè il muscolo che separa i polmoni dalla gabbia toracica, è un muscolo “involontario” ; respirare basso è un’idea, una sensazione (forse è meglio pensare che i polmoni siano più larghi sotto che sopra); le spalle, in molti cantanti, si alzano eccome (Del Monaco, Nilsson,Blake), in altri non si muovono (Corelli, Lauri Volpi,Cappuccilli, Devìa), dipende dalle singole fisicità; il canto in apnea è un’altra sensazione, poiché cantare non corrisponde esattamente a immergersi negli abissi come facevano Majorca e Mayol. Non parliamo poi di quei terribili tomi pieni di immagini che dovrebbero aiutare un cantante e invece lo terrorizzano: scheletri, foto , patologìe orribili, anatomie sezionate. Praticamente un film di C.S.I. L'immagine qui sotto è tuttavia abbastanza chiara: Di solito i grandi cantanti respirano tutti allo stesso modo. Nella fase dell’inspirazione viene preso fiato dal naso (è una buona abitudine, per non seccare le mucose della gola e non aspirare polveri nocive,umidità,ec.) : la gabbia toracica si allarga, il diaframma compie il suo bravo movimento involontario, la zona che deve ampliarsi è una sorta di “cintura” che parte dall’addome per interessare anche la schiena , come una fascia elastica che si gonfia. Durante questa fase la zona clavicolare deve essere esclusa (sebbene i polmoni si riempiano comunque anche nella loro zona apicale), le spalle non devono possibilmente muoversi. Non è necessario gonfiarsi come dei canotti o dei palloni aerostatici! Se si osservano i filmati di Kraus o Corelli, che pur avevano fiati interminabili, la presa di fiato è impercettibile.
Nella fase dell’espirazione , quindi nel momento in cui il fiato si trasforma in suono e viene emessa la voce, il fiato va in qualche modo dosato e regolato, affinché non vada via subito, tutto insieme.La sensazione è quella di trattenere tesa la cintura intercostale che si era formata prima , aiutandosi con i muscoli della fascia intercostale e addominale. Kraus parlava di una membrana tesa “all’infuori”, che non doveva mai cedere; Sesto Bruscantini, il grande baritono che proprio con Kraus si perfezionò, usava un cinturone per “appoggiarvi” i suoni: lo stesso Fiorenza Cossotto ,che usava invece una rigida panciera, e così Giorgio Merighi, che senza la sua provvidenziale cintura non andava in recita.
In questo raro filmato, risalente al 1992, sia Merighi che la magnifica Dimitrova danno un esempio mirabile di canto "sul fiato", così come dovrebbe essere SEMPRE. Pavarotti , ai suoi allievi, poneva il pugno sull’addome e poi li invitava a cantare: in pratica, per non soffocare, si veniva costretti a contrapporre la propria spinta muscolare a quella della mano di Lucianone: un bel training.Le cantanti antiche usavano i bustini, con i lacci ben stretti. Il baritono Valdengo mi raccontò del suo incontro con Beniamino Gigli che, vedendolo giovane ,magro e asciutto, disse:” Sicuramente non canti ancora bene , hai la pancia a pisciatoio (cioè concava, all’indentro). Quando sarai rotondo come me, allora canterai bene.” Gigli non intendeva “rotondo” per “grasso”, ben inteso: parlava ovviamente del muscolo, che inevitabilmente si forma appoggiando e sostenendo il suono per il canto lirico. Maestri indiscussi di canto 'sul fiato' sono stati Carlo Tagliabue, Tito Schipa, Piero Cappuccilli, Magda Olivero, Carlo Bergonzi . In genere, come si è detto: tutti i grandi cantanti. Si è constatato che una corretta respirazione favorisce quasi automaticamente l’apertura della gola:esattamente come avveniva quando eravamo in fasce o come avviene, istintivamente, negli animali. Provate a guardare un cane mentre respira o quando abbaia: noterete come allarga le costole e come usa i muscoli del pancione:quella è la respirazione giusta.
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